Anoressia maschile. Finora si pensava fosse un problema esclusivamente del gentil sesso, ma l’ Aba, l’Associazione per la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disturbi alimentari, rivela dati quasi allarmanti su una realtà finora ignorata. Sono 670 mila, in Italia, gli uomini che ne soffrono, sui 3 milioni complessivi di malati (quasi l’80% sono ancora donne). E il numero si è triplicato dall’inizio del 2000, «È un fenomeno in crescita esponenziale – denuncia Fabiola De Clercq, fondatrice e presidente di Aba – Adesso non si possono più chiudere gli occhi».
I più colpiti sono i maschi tra i 19 e i 40 anni (pari al 55,5% dei casi). Il 7% dei malati ha meno di 12 anni, il 21% tra i 12 e i 18, il 16,5% è over 40. Il reddito è quello tipico della middle class per il 56,2% (per il 28,5% è alto, solo per il 15,3% basso).
Il tipico uomo anoressico è un soggetto depresso, ipersensibile, con forti sensi di colpa e scarsa autostima. Anche se non potremmo parlare propriamente di ”uomo” se per uomo s’intende un soggetto maschile in età adulta. La comparsa dei disturbi alimentari, infatti, avviene sempre prima e ci sono casi di bambini che si ammalano già alle elementari.
L’ambiente familiare o un particolare vissuto traumatico, lutti, perdite affettive, maltrattamenti o abusi sessuali, hanno un ruolo centrale nello sviluppo della malattia. Un padre poco presente e una madre dominante e iperprotettiva sono quasi una costante nella vita degli anoressici. La figura paterna, in particolare, è spesso caratterizzata da atteggiamenti culturali di mascolinità molto stereotipata. Figure genitoriali femminili troppo possessive comportano per l’uomo un tentativo di replicare il modello autoritario-possessivo con le proprie compagne oppure, per sfuggire a questa modalità di rapporto uomo-donna, incentrato sul “potere”, una labilizzazione dell’identità di genere.
L’ insorgere della malattia è legato però, e non dimentichiamolo, a fattori socio-culturali e di mercato. L’aumento dei casi di anoressia maschile vanno di pari passo con la moltiplicazione delle riviste per uomini, che valorizzano la prestanza fisica. La pubblicità non è più quella forma di sponsor per il nuovo profumo Hugo Boss ad esempio, dove il protagonista di certo non presenta le tipiche “anomalie” delle maniglie dell’amore. Diventa così quasi una ”trappola”, quando ci si trova di fronte a questi giovani busti che si alzano imponenti come i Bronzi di Riace.
E così non è più solo la donna ad avere problemi con lo specchio, con il proprio fisico. Non è più soltanto la donna a volersi o quasi a sentirsi “costretta” ad allinearsi ai nuovi standard. Non è più solo la donna a ricorrere a lifting, liposuzioni. Finanche cerette e trucchi un tempo appannaggio del genere femminile sono divenuti un appuntamento irrinunciabile per gli uomini. E tutto a vantaggio dei centri sportivi, estetici, di dimagrimento, e di bellezza.
Anoressia maschile, femminile, disturbi dell’alimentazione, colpa di una società che impone un solo imperativo: “Piacere per piacersi”. Un falso imperativo, stravolto perchè parte dall’assunto che per piacersi bisogna piacere! Una società in cui l’ interiorità, lo spirito di autenticità ed unicità, fanno le valige e partono per un lungo viaggio. E fra un pò di anni sulle strade anzichè gente e sagome multiforme, vedremo camminare solo cloni di Barbie e Ken.